Ciò che collega i radical chic a Marx

Simone D'Aurelio

(4 min. lettura)

Per capire i radical chic, però bisogna risalire la china fino a Marx, gli pseudo-intellettuali di oggi hanno delle basi in comune con il filosofo, nonostante dicono di essere dalla parte dei lavoratori almeno in apparenza, ci ritroviamo in parte dei filotti comuni, ciò che è caratteristico in fondo però è la base metafisica, quella è uguale, i radical chic, in fondo lasciano intendere che Dio non c’è, in modo implicito o esplicito, Marx vedeva la fede come una patologia psicologica e una sovrastruttura ideologica. Insomma per entrambi risulta essere un falso, o per i radical più moderati un’impossibile da provare. Partiti da questa base metafisica c’è un’altro fattore determinante: l’egalitè. L’uguaglianza per Marx è da raggiungere a ogni costo, (e abbiamo già 100 milioni di morti di fronte a una follia che mirava ad abbattere le classi sociali),si pensava di raggiungere la felicità in una disperata uguaglianza orizzontale facendo una spartizione economica, per inciso: siamo uguali se abbiamo tutti lo stesso stipendio,se siamo tutti sullo stesso piano economico e di classe sociale. Il presupposto moderno di uguaglianza, figlio della rivoluzione francese è ancora vivo e i radical chic hanno solo cambiato target, vedendo il fallimento in tutte le nazioni del mondo dove il comunismo si è insediato si sono concentrati sull’uguaglianza che riguarda la persona / la collettività la lotta per arrivare ad abolire il concetto di famiglia, di persona, di sesso, di tabù, di religione, di nazione, di culture (per l’internazionalizzazione senza confini). Ci ritroviamo di fronte allo stesso impianto, si sottintende infatti che l’uguaglianza da raggiungere è tutta orizzontale così come la fratellanza (che sia massonica, bancaria o di qualunque altro tipo) o anche la libertà (da tramutare in libero arbitrio), i presupposti sono gli stessi per la sinistra; ieri come oggi l’uguaglianza per loro è un rapporto da autodeterminare, che si decide internamente e che sancisce la classe intellettuale, saremo liberi quando verrà inserito l’aborto, poi il gender, poi il ddl zan, poi la pillola del giorno dopo, poi quando saranno tolti tutti i crocifissi, la corsa riguarda tutti tranne i lavoratori abbandonati come progetto fallimentare, e i novax, insieme ai Russi (oggi trend della stagione estiva a cui dare la caccia). Ogni giorno il rapporto cambia, in una libertà tra ciò che voglio fare / ciò che mi è concesso (o posso) fare. E’ una libertà infinita, senza un punto fisso, è come andare contro i mulini a vento. La mia domanda a questo punto è: davvero questi presupposti sono validi? La libertà come rapporto di autodeterminazione è una corsa verso le infinite libertà, non è più una relazione di fronte a Dio. L’impianto metafisico su cui si basa tutto, è lo stesso di Marx solo si batte su piani diversi, si vuole arrivare a un’uguaglianza sociale che non riguarda i lavoratori, o la classe produttiva, bensì è destinata a cercare di livellare tutto l’uomo in se per sè. Lo stesso si può vedere sul fatto della fratellanza. Se si guarda all’uguaglianza cristiana che ha segnato l’europa medievale e antica, ci rendiamo conto che le classi sociali, le differenze tra persone, erano una ricchezza e non un disagio. Uomo e donna erano (e sono) concepiti in un’uguaglianza prolifica di fronte a Dio, che si fà garante anche di tutto questo, così come il concetto di famiglia, ma potremmo dire anche tra classi sociali: il povero che cerca Dio nonostante i disagi esistenziali si sente il più ricco sulla terra, il muratore nella società tradizionale serve con dedizione ed è utile nella società, non ha bisogno del colpo di stato è conscio che ci sono delle differenze, ma il suo lavoro ha un senso più profondo di quello solo materiale, solo economico. Lui è inserito in un’organismo in una società, il suo servire ha un senso una finalità, non è solo un numero, ma tutto questo ed è un terzo elemento decisivo di questo analisi. Abbandonando i presupposti metafisici marxisti (e atei in generale) la concezione di benessere è intesa in senso unicamente orizzontale pensando che la felicità dell’uomo sia in una perfetta comunione sulla terra tra i beni materiali, negando i limiti della materia, si pensa che la svolta definitiva ci sia sulla terra come unica realtà quindi si intende che l’uomo raggiunge la sua finalità qui. Prospettiva del tutto diversa da quella delle grandi tradizioni che vedono come la finalità dell’uomo non si spenda solo in modo orizzontale e come la felicità e il benessere non dipendono esclusivamente da un fattore economico, e la comunione tra persone non è raggiungibile tramite un’allineamento orizzontale di classi sociali, non asfaltando ogni differenza saremmo felici bensì nel nostro percorso verso l’essere, nella strada performativa nella ricerca di Dio. Siamo a scuole metafisiche diverse, e modi diversi di agire ma i marxisti hanno solo rivista la loro missione, dalla lotta ai ricchi a quella delle parole (asterischi compresi), da quella verso il datore di lavoro a quella verso la famiglia, dal ricercare la dittatura del proletariato a quella del relativismo, in fondo la base di pensiero e la stessa, il metodo è identico cambia solo il target. Il risultato? Una generazione liquida, che pensa che fondere tutti gli stati in un minestrone e abbattere ogni statua, distruggere ogni religione (o farne una nuova parastatale), distruggere ogni tradizione, sia la risposta salvando le anonime multinazionali (Mc Donald, Google, Amazon) e i moderni “eroi” (Ferragnez, Elisa Esposito, Belen) e chi più ne ha ne metta. Cambiate metodo, cambiate filosofia, cambiate metafisica….. Grazie

Foto di Vincent M.A. Janssen: https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-donna-camminando-passerella-pedonale-10224868/

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