Il problema dell’anima pt.3

Simone D'Aurelio

(3 min. lettura)

(link parte 2)

Detto ciò la capacità di rigenerazione, di regolazione, di organizzazione, di reazione, non è plausibile in uno schema artificiale e esclusivamente materialista. Che il principio strutturale continua a sopravvivere nonostante un ricambio di cellule, nel nostro corpo, che la nostra coscienza, la nostra umanità, il nostro modus operandi, la nostra personalità, vive partendo dalla giovinezza fino ad accompagnarci ad un fisico totalmente diverso, in anziana età, dimostra come questo principio, non deve essere per forza sussistenze al corpo, semmai invece è il suo soffio vitale, e accompagna il fisico fino a dove esso può farcela.Ma la morte del fisico, non dimostra nulla, riguardo alla fine dell’anima dell’uomo. L’informazione genetica contenuta nell’uomo non si esaurisce nel cosiddetto “brodo primordiale”, in esso non vi è l’archè in grado di dimostrare la complessità di un processo inspiegabile, che fino a prova contraria non può essere rinchiuso in un solo stagno, e non si può insinuare che in un semplice pozzetto possa esserci in potenza, la coscienza, la vita, “l’anima” dell’uomo, la sua direzionalità, la sua capacità di reagire, il suo modo di comunicare la sua personalità, le cose vanno dimostrate, ed a oggi non vi è nulla di tutto ciò. La parola “evoluzione” non è la bacchetta magica che spiega tutto, anzi in questo caso, una macroevoluzione cosmica risulta una banale semplificazione antiscientifica, il voler appiattire tutto senza prove, e anzi con ragionamenti che pretendo di cacciare “il tutto” da ciò che chimicamente e fisicamente, è caratterizzato da qualità definite ma anche da limiti definiti. Risalire la china quindi da padre in figlio rimanda a un rebus grande verso l’Inventore vero di questo messaggio, al di là della sua trasmissione che c’è di generazione in generazione tramite i rapporti eterosessuali. La scienza, così come l’universo,e l’uomo non possono esaurirsi nel paradigma scientista, o nell’ateismo, al netto del reale, l’ateismo non è plausibile filosoficamente, e l’uomo, così come il mondo non possono vivere nel concetto della divinità della materia, o del materialismo puro, entrambi non offrono spiegazioni sufficienti, e visioni in grado di spiegare il reale. Solo una prospettiva teologica che esce fuori dall’ateismo (che implicitamente dichiara divino l’universo) può spiegare meglio il mistero dell’anima, può spiegare perchè ciò che vediamo non si esaurisce nella sola biologia, più precisamente la tradizione ebraica alle origini, e poi la tradizione cristiana riescono a spiegare, non solo l’anima come elemento presente nel reale, ma in modo latente ciò che viene detto da queste tradizioni sull’anima viene testimoniato in modo indiretto dalle altre scienze, che dicono che l’uomo è di più della semplice psicologia, che il suo soffio vitale rimane un mistero, la sua coscienza, la tradizione cristiana riesce anche a fornire una visione antropologica e poi etica, sostenibile, proprio partendo da una corretta teologia. Da qui si può partire anche per parlare dell’immortalità dell’anima, o più precisamente di un destino soprannaturale ed eterno a lei destinata, dove noi scegliamo dove portarla, proprio spiegando come il cristianesimo rimane metafisicamente, teologicamente, e filosoficamente la risposta razionale ai nostri perchè, possiamo arrivare a parlare dell’immortalità dell’anima: “Dobbiamo provare che tale Essere [NDR: Dio] si cura di noi, ha un progetto che ci riguarda, e ci serba e prepara un avvenire. La dimostrazione dell’immortalità dell’anima,che non può fondarsi sull’esclusiva considerazione dell’anima stessa, passa a nostro avviso per questa via.” (Claude Tresmontant, Il problema dell’anima, pag. 218, edizioni Paoline, 1972)

Foto di Milad Farhani da Pexels

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