La Comunione, come viene concepita nella tradizione cristiana

Simone D'Aurelio

(5 min. lettura)

Paolo VI affermò che con il Vaticano II è arrivato l’inverno nella Chiesa anzichè la primavera. A distanza di decenni, e di dibattiti teologici, c’è da dire che ad oggi la situazione è drammatica ed esplicita, constatabile nel reale, non solo nella chiara speculazione teologica e filosofica che era già evidente. Negli ultimi anni c’è un fortissimo calo di vocazioni, una crisi tra contenuto e forma, un problema di percezione tra sacro e profano,una crisi di formazione teologica dovuta al Rahnersismo, e a tutto ciò è collegato ai giorni nostri, anche una mancata e distorta interpretazione di cos’è la Comunione. Nella Chiesa, sempre più schiacciata a livello orizzontale anche dalle regole per il covid, arriviamo a porci sempre più domande. Tra queste c’è quelle della concezione dell’Eucarestia, il miracolo fatto ogni giorno da nostro Signore Gesù Cristo sembra ormai qualcosa di indifferente come tutta la stessa Messa in sè per sè, i fedeli mostrano sempre più distacco. La celebrazione viene vissuta tra lo stare in piedi e seduti stile conferenza, l’acqua santa è scomparsa, il rito tramandato da millenni è stato profondamente cambiato si fà sempre più breve, gli inchini sono scomparsi anche di fronte al Santissimo, il faccia a faccia tra sacerdote e popolo e il concetto di assemblea ha reso ormai Dio nella Sua stessa celebrazione una “parte terza”, il continuo interscambio di persone sull’altare e il restyling delle chiese con tabernacolo nascosto rende tutto a misura d’uomo, la centralità focalizzata sui soggetti,le balaustre demolite, l’altare diventato mensa alle spalle di Dio, fa scomparire quasi del tutto la concezione del sacro e con esso anche cos’è davvero la Comunione. Cristo che si dona, è diventato per molti irrilevante, ormai tutti fanno la Comunione, da Biden, a persone che vivono in stato pubblico come peccatori conclamati, avvicinarsi al corpo di Gesù sembra adatto a tutti,e a tutto, in ogni condizione. Attenzione, per distinguere subito eventuali obiezioni: avvicinarsi al cristianesimo è giustamente rivolto a tutti, Cristo cerca tutte le pecore, e si rivolge ai malati, a chi ha perso la via, (oltre che a sostenere chi è già nella fede), ma su questo occorre distinguere, per avvicinarsi invece a questo sacramento non bisogna essere in stato di peccato mortale, o di peccato pubblico conclamato che crea scandalo alla comunità cristiana (o può crearlo). Non si sta respingendo nessuno, è solo che Cristo si rivolge a tutti e la Chiesa vuole salvare tutti, ma non accetta tutto, altrimenti non è una religione ma una semplice piazza pubblica, la missione è salvare ed è aperta all’umanità intera, ma i sacramenti portano con sè un determinato ordine e un determinato modo di accostarsi che è necessario rispettare, altrimenti se il sacramento è indifferente a tutti ed a tutto perde la sua teologia, la sua validità, e la sua consistenza e anche il suo senso. Se il sacramento è universale anche nell’accesso in qualsiasi modo condizione, stato d’animo e credo, a questo punto anche una persona di un’altra religione,pluriomicida non pentito, e odiatore seriale del cristianesimo può fare la confessione, seguendo questo ragionamento, si vede come la Chiesa su mandato divino, ha regolamentato il percorso in modo che l’uomo, sà anche cosa sta facendo, e può accostarsi a Dio in modo conscio e consensuale. Vedere persone che hanno posizioni anticristiane, che vanno in chiesa a prendere la Comunione fa capire che per i più (fedeli e religiosi), si è perso il senso di questo sacramento, esso non è il semplice “stare a Messa” o il “prendere qualcosa”, esso è per lo più una vera dichiarazione d’intenti tra Cristo e l’uomo, è un’incrocio che intreccia l’umano e il divino, dove Dio entra in noi, e noi apriamo le porte al divino: “La Comunione con Cristo e con il Padre è anzitutto uno stato, un modo di essere; ma questo stato postula l’azione. Come abbiamo già visto, Cristo è presente attivamente, operosamente. Cristo muove l’Io umano nel più profondo, la sua opera efficace cerca di avanzare dalla profondità dell’umano Io verso la sfera della coscienza umana, nella quale si formulano deliberazioni e decisioni. In tal modo l’uomo unito a Cristo viene spinto all’azione. Ciò che lo muove ad agire non è in definitiva il dovere impersonale o una legge impersonale, ma una persona viva. […] E’ questo il mistero dell’attività cristiana: un agire di Cristo nell’uomo, pur rimanendo un agire umano.” (Essenza del Cristianesimo, Michael Schmaus, edizioni Paoline, 1958, pag. 174-175). Cristo vuole operare, rispettando l’uomo, nella sua totalità e nella sua dignità, ma la Comunione è di più di un semplice “stare a Messa”, implica lo stare nelle sua Grazia, senza peccati mortali, senza peccati pubblici che creano disordine, ma nel profondo, se ci riusciamo è ancora di più:”La redenzione si realizza dunque nell’individuo in quanto esso entra in comunione con Cristo, così che la sua vita diviene una partecipazione alla vita di Cristo, e il suo destino, di dolore e di morte si compie insieme con il destino di dolore e di morte di Cristo.[…] La comunione con Cristo, con cui si compie la salvezza dell’uomo, non è solo una comunione di pensieri e di affetti; è anche ciò, ma come conseguenza di una comunione di essere, di vita, di destino. [… ] La salvezza dell’individuo avviene in virtù di un vivente rapporto con Cristo.” (Essenza del Cristianesimo, Michael Schmaus, edizioni Paoline, 1958, pag. 154-155). Ciò che ci dice chiaramente uno dei più grandi teologi del secolo scorso, è che la Comunione, con Cristo (sia a livello sacramentale che teologico) non è solo un semplice partecipare alla funzione, e non è un vago sentimento, la Comunione presuppone, una comunione di intenti, di cuore, di sentimenti, e di azioni e di coerenza, che innestano un collegamento tra noi è Cristo stesso. La grande tradizione cristiana, non pensa infatti che tramite il processo di redenzione dell’uomo e di santificazione, sia tutto automatico, e neanche del tutto umano, le azioni divine e umane sono responsabilizzate da entrambe le parti, è piuttosto un’aprirsi di Dio, a cui corrisponde un sì consensuale e libero dell’uomo, è un percorrere insieme la strada, proprio per questo il sacramento è accessibile ed opera nell’uomo su un’unione di tempi, su un’unione di intenti e di azioni. E’ un volere divino è umano che si intrecciano e che sorpasso lo spazio e il tempo, cosa del tutto dimenticata ai giorni nostri: “L’Angello, cioè Gesù, guida gli uomini alle fonti della vita. […] in verità, l’autentica fonte è Gesù stesso, nel quale Dio si dona a noi. E questo accade sopratutto nella santa Comunione,nella quale possiamo, per così dire, bere direttamente alla fonte della vita: Egli viene a noi e si unisce a ciascuno di noi. Possiamo constatarlo: mediante l’Eucarestia il Sacramento della Comunione,si forma una comunità che oltrepassa tutti i confini e abbraccia tutte le lingue – lo vediamo qui: sono presenti Vescovi di tutte le lingue e da tutte le parti del mondo; per mezzo della Comunione si forma la Chiesa universale, nella quale Dio parla e vive con noi.” (Benedetto XVI, Chi crede non è mai solo. Viaggio in Baviera. Tutte le parole del Papa, Cantagalli 2006, pag 81-82)

Foto di gabriel manjarres: https://www.pexels.com/it-it/foto/pane-mani-cerimonia-celebrazione-13422648/

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