Recensione libro “Charles Maurras. La Ragione al servizio della ControRivoluzione”

Simone D'Aurelio

Recensione del libro: Charles Maurras. La Ragione al servizio della ControRivoluzione

Recensione di Sergio Saraceni

Autore: Maccabeo Davaloense
Editore: Centro Studi e Ricerca Cittadella
Collana: Il Trono e l’Altare
Costo: 8,50€

In un’epoca che ha fatto della dissoluzione e del relativismo i suoi idoli, riscoprire Charles Maurras non è un esercizio di archeologia intellettuale, ma un atto di salubre lucidità. Il volume “Charles Maurras. La Ragione al servizio della ControRivoluzione”, scritto con lo pseudonimo di Maccabeo D’Avaloense e pubblicato nella collana “Il Trono e l’Altare” (edita dal Laboratorio Editoriale del Centro Studi e Ricerca Cittadella), si presenta come un’agile ma denso strumento di formazione: 89 pagine che non pretendono di essere un trattato esaustivo, bensì un’inchiesta politica e militante sul pensatore francese più scomodo del Novecento.

Maurras (1868-1952), leader dell’Action Française, monarchico integrale, nazionalista e strenuo avversario della Rivoluzione francese, viene qui esaminato con intelligenza e senza ingenui agiografismi. L’autore filtra il suo pensiero attraverso la lente del magistero cattolico perenne, evidenziando tanto i punti di forza quanto le criticità di un uomo che, pur essendo agnostico, brandiva il Sillabo di Pio IX come arma contro il mondo moderno.

Una ragione ordinatrice contro il disordine democratico

Il pregio maggiore di questo libro sta nel restituire Maurras come campione di una ragione realista, capace di opporsi alla ragione astratta e distruttiva dei lumi. Per Maurras la politica non è esercizio di volontà individuale o contratto sociale rousseauiano, ma scienza dell’ordine naturale delle cose: famiglia, comunità, nazione, autorità. La democrazia, per lui, non è il governo del popolo, ma la tirannia dell’individuo astratto che, moltiplicato, genera caos e livellamento.

D’Avaloense ripercorre con chiarezza i pilastri del maurrassismo: il nazionalismo integrale, il primato della politica (politique d’abord), la critica implacabile al parlamentarismo, al liberalismo e all’individualismo protestante-germanico che avrebbe infettato la Francia. Emerge con forza l’idea di una nazione come organismo vivente, radicato nella storia, nella terra e nella continuità dinastica, contrapposto alla “società aperta” senza radici che oggi domina l’Occidente.

Particolarmente interessante è il confronto con il cattolicesimo. Maurras vedeva nella Chiesa un alleato naturale per la ricostruzione dell’ordine, pur mantenendo una posizione personale ambigua (celebrato da alcuni come “maestro paragonabile ad Aristotele”, criticato da altri, come Bernanos, per aver elaborato un “cattolicesimo senza Cristo”). Il libro non nasconde queste tensioni, ma le utilizza per trarre moniti preziosi per il presente: il rischio di un nazionalismo che diventi fine a se stesso, dimenticando la dimensione trascendente.

Un manuale per militanti

Questo non è un testo per accademici distaccati. È un libro militante, scritto per chi ancora crede che la ControRivoluzione non sia una reliquia del passato ma una necessità urgente. In tempi di globalismo tecnocratico, immigrazione incontrollata e dissoluzione delle identità, le analisi maurrassiane sulla decadenza della Francia repubblicana suonano drammaticamente attuali per l’Italia e per l’Europa intera.

Il volume si legge d’un fiato, con uno stile chiaro e diretto, senza inutili barocchismi. Offre al lettore una bussola per orientarsi nel labirinto della modernità liquida: la monarchia come forma naturale di governo, l’importanza delle élites organiche, il rifiuto del mito progressista.

In conclusione “Charles Maurras. La Ragione al servizio della ControRivoluzione” è un’opera meritoria, che merita di circolare tra quanti non si sono arresi al pensiero unico contemporaneo. Non ci consegna un santo, ma un intelletto acuminato che ha compreso prima di molti altri la natura patologica della modernità. In un’Italia che sembra aver smarrito ogni senso dell’ordine e della continuità storica, questo piccolo grande libro ricorda che la Ragione – quella vera, aristotelico-tomista e non illuminista – può ancora essere messa al servizio della restaurazione.

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