Recensione del libro: “Scritti sulla Tecnoribellione. Dall’età analogica all’era dell’I.A.”, saggio di AntonioFiniello

Recensione a cura di: Sergio Saraceni
In un panorama editoriale spesso dominato da saggi effimeri, analisi di superficie o apologie acritiche del progresso tecnologico, “Scritti sulla Tecnoribellione” emerge come un testo breve ma denso, e straordinariamente attuale. Pubblicato nel 2026 nella collana “Il Faro” del Centro Studi e Ricerca Cittadella, questo volume raccoglie articoli scritti da Antonio Finiello nei primi anni Ottanta per la rivista pescarese “Parsifal”. Sono solo 83 pagine, ma si tratta di pagine che colpiscono e illuminano come un faro nella nebbia del nostro tempo.
Antonio Finiello era un militante instancabile, dirigente sindacale e attivista politico di destra.
La sua scrittura nasce dall’esperienza diretta del lavoro, dal confronto quotidiano con le prime ondate di innovazione tecnologica – telematica, robotica, computerizzazione – e da una visione profonda radicata nei valori della tradizione. Ciò che rende questo libro eccezionale è la sua capacità profetica: leggendolo oggi, si ha l’impressione che Finiello abbia scrutato il futuro con una lucidità rara, anticipando di quasi mezzo secolo i dilemmi dell’era dell’Intelligenza Artificiale, del transumanesimo e del post-umanesimo. Una ribellione necessaria e lungimirante. Non si tratta di un rifiuto luddista della tecnologia, ma di una ribellione intelligente, consapevole e umana contro la sua trasformazione in strumento di dominio, alienazione e spersonalizzazione. Finiello analizza con acutezza gli impatti delle nuove tecnologie sul mondo del lavoro: la ristrutturazione aziendale, la riduzione dell’uomo a “codice”, il rischio di un tempo libero illusorio che nasconde disoccupazione di massa e perdita di dignità. Articoli come “Ogni uomo un codice” sembrano scritti oggi, tanto che anticipano il controllo sociale digitale, i sistemi di credito sociale e la riduzione dell’individuo a dato quantificabile. Come ha saggiamente dimostrato il Prefatore dell’opera, Vincenzo Cancelli – che di Finiello fu amico e sodale nell’idea – ci sono importanti intuizioni chiare nei testi di Finiello degli anni ’80. La metafora della “filosofia della siepe” – quel pensiero elitario che separa i tecnocrati dal resto dell’umanità – è illuminante e attualissima.
Uno stile asciutto, diretto e coinvolgente, lo stile di Finiello è essenziale, militante, privo di orpelli inutili. Ogni parola è al servizio dell’argomentazione, ogni intuizione è sostenuta dall’esperienza concreta. Non è un trattato astratto: è un grido di allarme e, al tempo stesso, un invito alla resistenza. Il Centro Studi Cittadella ha fatto un lavoro di riflessione aggiornata al 2026, che mostra come le previsioni di Finiello si siano tragicamente avverate con l’esplosione dell’IA, la robotica avanzata e la ridefinizione delle mansioni umane.
Questo non è solo un documento storico: è un manuale di disobbedienza intelligente per chi rifiuta di arrendersi agli algoritmi, di ridursi a dati o di abdicare alla propria umanità. È un testo che parla a sindacalisti, militanti, intellettuali e semplici cittadini preoccupati dal futuro.
In un’epoca in cui il dibattito pubblico oscilla tra tecnofilia ingenua e catastrofismo sterile,