Recensione del Primo Quaderno di Parsifal

Simone D'Aurelio


Recensione di: Sergio Saraceni


In un’epoca di liquidità valoriale, dove ogni certezza sembra dissolversi nel conformismo tiepido del “progresso” senza meta, il Centro Studi e Ricerca Cittadella ha lanciato la collana di quaderni di formazione di Parsifal. Uno strumento utile per tornare a vedere la realtà. Il primo numero, intitolato “Perché non siamo conservatori”, non è un semplice pamphlet o un esercizio accademico. È un’incursione metapolitica, un atto di ribellione spirituale e intellettuale che colpisce dritto al cuore dell’equivoco contemporaneo. Chi lo legge non esce indifferente: esce più consapevole, più irrequieto e, soprattutto, più determinato a non arrendersi al disordine del mondo moderno.
Il nome che è già un programma: Parsifal. Il riferimento al cavaliere del Graal wagneriano (e alla sua radice più profonda nella leggenda cristiana) non è casuale. Come il giovane Parsifal che, nella purezza del cuore e nella forza della spada, deve riconquistare il sacro calice smarrito, questi quaderni si propongono come strumenti per una nuova generazione di militanti o una rigenerazione di questi: uomini e donne disposti a formare l’anima, affilare la mente e scendere in campo
contro il drago del nichilismo, del materialismo e della dissoluzione delle identità.
Il primo quaderno esce come un manifesto chiaro: non siamo conservatori. E lo dice con la lucidità di chi ha capito che conservare lo status quo attuale significa conservare la decadenza, il relativismo etico, l’omologazione globalista e il vuoto spirituale che caratterizza l’Occidente contemporaneo.
Struttura e contenuti: un fuoco incrociato di idee, Il quaderno si articola in una serie di contributi, densi e complementari, scanditi da tre poesie e con l’aggiunta di due rubriche librarie che offrono consigli e recensioni sui testi da poter leggere per la prima volta. Gli articoli affrontano il tema del conservatorismo da angolature diverse ma convergenti. Non si tratta di un monologo, bensì di un coro polifonico che spazia dalla filosofia politica alla teologia, dalla storia alla critica culturale. Tra i punti di forza emerge la distinzione netta tra conservatorismo e controrivoluzione. I conservatori, si argomenta, difendono un presente malato: un liberalismo camuffato da tradizione, un cattolicesimo annacquato, un’identità nazionale ridotta a folklore turistico. La vera contro-rivoluzione, invece, non difende le rovine; le oltrepassa per ricostruire su fondamenta eterne: la fede cattolica integrale, l’ordine gerarchico, la bellezza del radicamento, la giustizia sociale autentica (non quella marxista), il primato dello spirito sulla materia. Uno degli articoli centrali richiama l’urgenza di “instaurare omnia in Christo” – restaurare tutto in Cristo – come unica via per superare sia il liberalismo sia le sue false opposizioni. Il linguaggio è chiaro ma mai banale. Si sente la passione di chi scrive non per l’editore, che cerca un orizzonte più alto del mero “resistere” passivo.

Foto di Julia Beatriz da Pexels: https://www.pexels.com/it-it/foto/dettaglio-di-un-armatura-da-cavaliere-medievale-in-primo-piano-36577320/

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Prev Post