Senza Dio non esiste nessuna verità

Simone D'Aurelio

(5 min. lettura)

In pochi conoscono Leszek Kolakowski, o almeno è un nome famigliare più per gli esperti del settore. Il pensatore, docente universitario di filosofia, cresciuto in un’ambiente ateo e agostico, ha scritto uno stupendo saggio. Possiamo dire che il lavoro di questo professore è una vera dimostrazione di come tolto Dio, non rimane più alcuna verità possibile per l’uomo, (e nessun accesso all’etica):

“Conseguentemente l’atteggiamento dello scettico è che dovremmo smettere di preoccuparci del come giustificare il concetto di verità e abbandonare invece completamente la ricerca epistemologica, a meno che non riusciamo a trovare il modo di accedere a un Assoluto epistemologico: questo era chiaro sia a Descartes, sia a Husserl. Dopo Kant, quella di Husserl è stata la più audace e la più penetrante macchina filosofica a sondare il pozzo della certezza ultima senza Dio; per quanto potesse progredire il suo sondaggio nello svelare gli strati nascosti della coscienza, non poteva agire senza fine e tutti i risultati erano destinati a rimanere aperti al dubbio. […] Nessuna risposta definitiva poteva essere trovata all’interrogativo: <<Come sappiamo che l’Ego trascendentale è infallibile?>>. Il punto non sta nel fatto che è più difficile escogitare una <<prova>> dell’esistenza dell’Ego trascendentale di quanto lo sia dell’esistenza di Dio, ma nel fatto che il primo, non avendo alcuno status ontologico suo, e pertanto nessuna identità divina autoradicata, non può concepibilmente essere liberato dalla contingenza e dall’incertezza della coscienza empirica umana. Supponendo che esista una così perfetta, originale e primordiale comprensione, non inquinata dalla contingenza psicologica, biologica e storica della mente umana, essa può assumere una delle tre forme: un nuovo pseudonimo di Dio (cosa che Husserl non vuole ovviamente sia), un punto di vista puro e assoluto senza un soggetto (che significa una sorta di fusa senza il gatto), oppure un’accertabile proprietà dell’Ego psicologico, che condivida la fattibilità di quest’ultimo. […] E se vi è qualcosa come <<la scintilla di Dio>> – per ripetere le parole di Meister Eckhart – non può esservi senza Dio che sussiste indipendentemente dalla nostra conoscenza di lui. Il tentativo di Husserl di scoprire un sentiero che conduca alla verità (vale a dire all’infallibilità) ignorando Dio è pertanto inattendibile come tutti gli altri analoghi tentativi filosofici: è vano dare la caccia a una certezza senza Dio e, di conseguenza, è vano dare la caccia alla verità tout court. […]Tuttavia l’idea cartesiana può essere fatta apparire giusta se la riduciamo a una forma più generale che dice: senza il soggetto assoluto, l’impiego del predicato <<vero>> può non essere convalidato. Questo non implica affatto che supponendo un soggetto assoluto possiamo sapere dove si trova la verità e come distinguerla dall’errore. Quello che abbiamo in mente è un interrogativo logicamente precedente; non chiediamo di conoscere i criteri della verità, vogliamo sapere che cosa implica necessariamente l’impiego legittimo del concetto. La mera conoscenza dell’esistenza di Dio non ci dice che cosa è vero, ma è sostenibile ci dica che qualcosa lo è. Se gli argomenti degli scettici sono validi, l’idea della verità è insostenibile, anzi priva di significato. Affinchè qualcosa sia vero, deve esistere un soggetto che non può errare. Questo soggetto deve essere onnisciente; non possiamo concepire un soggetto che possegga una conoscenza frammentaria, ma goda, nell’ambito di essa, di una certezza perfetta. Nessuna verità parziale può dar luogo a una certezza assoluta a meno che non sia in rapporto con l’intera verità; altrimenti il significato della verità parziale deve sempre rimanere in dubbio: il possessore di una verità parziale non può nè sapere in qual modo la verità al di là della sua portata potrebbe modificare il senso della verità di cui si è impossessato, nè qual’è la portata della validità di quest’ultima. […] Il suo scopo non è quello di dimostrare che Dio esiste, ma di esporre il dilemma cui sembra veniamo a trovarci di fronte quando affrontiamo la questione della verità e dalla stessa possibilità di una epistemiologia: o Dio o nichilismo conoscitivo, non esiste alcunchè di intermedio.” (Lesezek Kolakowski, Se non esiste Dio, Il mulino, pag 78 79 80 81, 1997)

Kolakowski, semplicemente riconduce il lettore a un’aut-aut decisivo: nessuna persona si può divincolare dall’influenza storica, biologica, culturale, nessuna persona riesce ad avere un punto di vista assoluto, per ottenere la verità, c’è bisogno di Dio, nessuna verità parziale è possibile perchè se è staccata da quella assoluta cade nell’incertezza più totale. Prendiamo ad esempio l’ateismo sulla questione della materia o cosmologica, se l’universo è l’unico essere, la materia è riuscita a trascendere sè stessa, dando tutto ciò che la fisica, la chimica, e la storia nega, ovvero vita, informazione, pensiero,coscienza, vuol dire a questo punto che tutte le scoperte fatte al riguardo della materia anche le più basilari sono da rimettere in totale discussione, e probabilmente lo saranno per sempre. Se l’ateismo è vero non esiste una vera giustizia, perchè nessuno ha accesso alla giustizia totale, tutto rimane in balia del tempo, delle situazione e dell’incertezza delle nostre coscienze, nessuno potrà avere un giudizio perfetto tra gli esseri contingenti. Ogni azione rimane ignota, in secoli di legislazioni, di prospettive diverse, perchè ci vuole una legge che sorpassa il tempo. Senza Dio qualsiasi senso della vita, apre a mille interpretazioni possibili, così come la libertà che cade in un baratro. Ogni certezza, individuale e universale, ogni verità, ogni fine, può provenire, solo e unicamente da chi non è contingente, da chi non è assorbito dal tempo e non è influenzato dal mondo. Se la verità cambia, semplicemente non esiste, se la giustizia e la legge è soggetta al divenire semplicemente non sono possibili, se l’etica è solo frutto di interpretazione e non ha una base assoluta allora è vana. O viviamo ci muoviamo e ci rapportiamo di fronte a Dio,come sostenuto da S. Paolo “In Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (Atti 17,28) e allora è possibile spiegare l’universo, il mondo e le nostre esistenze o tutto cade nella vacuità dell’ateismo, tutto viene disciolto e ogni cosa diventa un’assurdo filosofico e un’impossibile scientifico.

Foto di Pixabay: https://www.pexels.com/it-it/foto/alberi-ad-alto-fusto-con-ombra-di-luce-69825/

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