Il problema del male: un percorso storico, filosofico e metafisico pt.2

Simone D'Aurelio

(3 min. lettura)

(link parte 1)

Un’altra analisi più che doverosa sul male, va fatta sul piano teologico: contrariamente alle mitologie teogoniche degli Egiziani, degli Sumeri, dei Cananei, e anche dei Greci, gli Ebrei (e in seguito anche i cristiani) non ritengono che il male fosse presente all’origine nella sfera divina. Nessuna lotta tra dei, per una teologia che concepisce un Dio unico, e che non è influenzabile, e che non porta contraddizione in sè, pena non è per davvero l’Assoluto e non si è compiuto. Ciò porta a concludere questi due popoli che il male fatto dagli uomini e vissuto, non è il risultato di una conseguenza astrale panteistica o divina in cui l’uomo è innocente e deresponsabilizzato, bensì al contrario nella concezione teologica ebraico-cristiana Dio non porta con sè contraddizioni, santità assoluta, perfezione assoluta, bene assoluto, carità e grazia assoluta, fanno di Dio, colui che è esterno al male, immune alla corruzione, il Santo tra i santi, Colui che E’, l’unico che può rispondere “Io sono Colui che sono”, la fonte dell’Essere, cercare di estirpare l’essere, il bene, ciò che già vi è, la santità, nella tradizione ha origine “nell’essere creato pienamente responsabile del male che compie” (Claude Tresmontant, Dio ci ha creato?Ecco il problema, edizioni Paoline, 1971, pag. 66) e non in Dio. Una divinità che crea l’universo e poi vive come un’adolescente, e fugge non può essere Dio, una divinità che crea, e poi si sbizzarrisce a far del male, o vive in base al suo umore, è un mito, una concezione teologicamente insostenibile di Dio. Egli per Sua natura, metafisica, logica, teologica e filosofica è alieno al male, alle mancanze di essere, alle scelte sbagliate. Se c’è responsabilità sul male, ci sarà anche sul bene, e nel cristianesimo l’uomo è l’attore protagonista e con le sue azioni si ritroverà di fronte a Dio e verrà giudicato in base a ciò che liberamente ha scelto. La responsabilità non viene designata agli astri, all’oroscopo, o a un predestino. In ciò e in vista dell’arrivo del Regno di Dio, la sofferenza, il redimere il male, e la sua convivenza acquistano un senso: “Le scritture chiamano questo il regno di Dio, malkouta di schemaiia, nella lingua del rabbi galileo. Non c’è compimento della creazione al di quà di questo termine. E, dunque, se si vuole trattare il problema del male e indirizzare delle obiezioni a Dio, il creatore, bisogna riferirsi a questa fine, che non è ancora raggiunta, che è in gestazione, in stato di abbozzo, ma non terminata. Tutto deve essere giudicato rispetto a questa fine.” (Claude Tresmontant, Cristianesimo filosofia e scienze, Jaca Book, 1983, pag.139). Il cristianesimo, amplia ed estende la tradizione ebraica mostrando come Dio incarnato, è in grado di caricare su di se il male e vincerlo, e la cui esistenza è una nostra libera scelta, ma come possono rispondere a tutto questo gli atei? Per loro la presenza del male, è la prova fattuale dell’inesistenza di Dio, eppure in realtà proprio il male è uno dei tantissimi elementi che mette sotto scacco l’ateismo. Senza Dio, ogni lacrima non avrà mai giustizia, ogni stupro, ogni omicidio, e ogni azione cattiva dalla più piccola alla più grande non potrà mai avere un’adeguata punizione, senza Dio, il male assume una dimensione infinita e spaventosa, da Erode a Hitler, tutti l’hanno fatta franca, contando inoltre che il nostro giudizio è sempre imperfetto a causa della contingenza storica, culturale, e biologica, non ci sarà mai in alcun modo una vera giustizia sia nel bene che nel male sulla terra, (e anche dopo in questa prospettiva). Se Kolakowski dimostra nel suo libro (“Se non esiste Dio”) che senza di Lui non può esserci accesso alla verità ed all etica, io vi dico che non può esserci neanche giustizia, perchè è collegato al problema del male, e a sua volta in maniera latente al problema del bene delle azioni e della giustizia. A questo punto nella prospettiva atea, anche le azioni dell’uomo sono indifferenti, l’agire diventa inutile, conta solo il fare, per questo oggi stavince una tecnica fuori da qualunque controllo, e si vive in un mondo utilissimo ma senza un perchè, in una società ricca ma depressa e senza valori, infatti in questa prospettiva, se non ci sarà retribuzione, non c’è neanche un senso, e non c’è neanche un percorso. Rimane solo il caotico passare di situazione in situazione cercando di provare a trovare l’infinito nel finito, ed evitare il male e il dolore il più possibile. Come possiamo vedere, filosofia, teolgia, metafisica, storia, ed esperienza sono collegate tra loro nel problema del male.

Foto di Matheus Potsclam Barro: https://www.pexels.com/it-it/foto/basso-angolo-di-tiro-di-una-statua-sotto-gli-alberi-1843368/

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